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lunedì 7 gennaio 2013

Chiamasi giornalismo pessimo

Oggi il Corriere, come molti altri a dire il vero, riporta in un'articolo le frasi pronuciate da Nichi Vendola ad Uno Mattina.

Titolo: "Vendola: "I super ricchi? Vadano al diavolo"

Frase reale: "I super ricchi come Gérard Depardieu vanno in Russia per non pagare le tasse ipotizzate da Hollande? Ma che vadano al diavolo"

Giusto qualche parola in meno che fa la differenza. La differenza tra la giusta rabbia per chi, avendo molto, non accetta di contribuire pagando di più per il suo paese e l'invidia per chi è ricco e l'annessa ipocrisia, visto che il presidente della Puglia non è certo tra coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese.

Che dire, complimentoni al più grande quotidiano italiano.

martedì 1 marzo 2011

Ma serve davvero?



Mentre mangiavo stavo guardando il tg che, dopo un po' si è messo a parlare dell'omicidio di Yara Gambirasio (nome e cognome, perchè odio quando la gente chiama le persone ammazzate per nome, cazzo è, tua cugina?).


Comunque, mi è venuto da chiedermi, ma servono davvero a qualcosa le notizie di questo tipo? Che utilità hanno per il cittadino? 


Le notizie di politica e società vengono sempre più messe in disparte, mentre ci si concentra su omicidi efferati e cazzate. Citando la Littizzetto "ci danno da mangiare: o lo spezzatino di bue grasso che ci rimane sullo stomaco, o la Chantilly che si scioglie in bocca".


Io sinceramente preferirei non essere informato di queste cose.


Certo, se c'è un pazzo criminale che si aggira nella mia zona forse è il caso che mi informino, tuttavia penso che la cronaca nera serva solo a fomentare l'esagerata indignazione di cavernicoli che dai salotti di casa a facebook cominciano a invocare pene di morte o impiccagioni per le balle dei presunti colpevoli.


Penso che la mediatizzazione dei processi serva solamente quando: o è coinvolto un personaggio politico, o quando vi sono dubbi sul processo stesso, per evitare casi alla Sacco e Vanzetti, per intenderci.


Fatto sta che, quando arrivo alla parte dei delitti, cambio canale o se proprio mia madre vuole proprio godersela, utilizzo il mio tempo per contemplare l'artisticità del sugo nel mio piatto.





venerdì 30 luglio 2010

Certo che l'informazione fa proprio pena

Io trovo che certe volte sia scandalosa.


Volevo fare un post su quanto successo tra il ministro dell'economia Tremonti e Nichi Vendola.
Sapevo che Tremonti aveva bocciato un piano proposto dal governatore della Puglia e sono andato a cercare perchè volevo saperne di più. Ecco cos'ho trovato:


Repubblica
Repubblica Bari
l'Unità
Corriere della Sera
IGN
Il Giornale
Libero
Ansa
il manifesto


Nulla. Non spiegano cos'è il problema. Tutti riportano che Tremonti ha paragonato la Puglia alla Grecia e che Vendola si è offeso, ma nessuno spiega di cosa si tratta questo "Piano di rientro del deficit sanitario" su cui tutto è basato.
Addirittura Libero titola "Tremonti dà i numeri a Vendola". L'ho visto e ho detto "Ah, me li metterai nell'articolo i numeri". No, nulla, solo chiacchiericcio politico.
Qualcun'altro lo chiama solo "piano di rientro" come se sapessero tutti di cosa si tratta, qualcuno invece aggiunge qualche dettaglio in più, parla di soldi che arriverebbero in Puglia e di internalizzazione (?).


Ora, io, lettore, che razza di opinione posso farmi su quanto è accaduto? Ha ragione Vendola o Tremonti? Quest'ultimo ha appena salvato una regione dal diventare come la Grecia o l'ha privata di un'opportunità importante?


Bah.


Ora, se queste notizie ci sono e non le ho trovate vuol dire che sono una pippa perchè ho passato un'ora e mezza a fare ricerche per nulla e se necessario mi percuoterò per questo eventuale EPIC FAIL.
Se viceversa si riteneva superfluo parlare più approfonditamente della cosa perchè non è importante o perchè è così famoso che tutti sanno di cosa si tratta, beh, non è così. 



venerdì 21 maggio 2010

Maria Luisa Busi lascia la conduzione del tg di Minzolini

 Questa è la lettera inviata dalla conduttrice del tg1 Maria Luisa Busi a Minzolini. Merita.

AL Dott. Augusto MINZOLINI Al CDR p.c. Dott. Paolo GARIMBERTI p.c. Prof. Mauro MASI p.c. Dott. Luciano FLUSSI 

Caro direttore, ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa e’ per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilita’ nei confronti dei telespettatori. Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza RAI Sergio Zavoli : “la piu’grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identita’, parte dell’ascolto tradizionale”.Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perche’ e’ un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo e’ il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non e’ mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 e’ un’informazione parziale e di parte.Dov’e’ il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti  perche’ negli asili nido non c’e’ posto per tutti i nostri figli?Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo.   E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.  Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese,  che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perche’ falliti?Dov’e’ questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.  L’Italia che vive una drammatica crisi sociale e’ finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.  Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della piu’ importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di piu’ alto profilo e interesse generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, puo’ soltanto levare la propria faccia, a questo punto.  Nell’affidamento dei telespettatori e’ infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.  I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica. Un’ultima annotazione piu’ personale. Ho fatto dell’onesta’ e della lealta’ lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non e’ tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:1)     respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo gia’ mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralita’ delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma e’ palese che non c’e’ piu’ alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta e’ fuori, prima o dopo. 2)     Respingo l’accusa che mi e’ stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza e’ quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.     3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera      dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: “il tg1 dara’ conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgera’ i fatti in ossequio a campagne ideologiche”. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico e’ quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita “tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali” e via di questo passo.  Non e’ cio’ che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate rispondera’ il mio legale. Ma sappi che non e’ certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto.Non di ammirazione viviamo,dice, ma e’ di rispetto che abbiamo bisogno.Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verita’. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.     
          Marialuisa Busi  Roma, 20 maggio 2010

Fonte: Articolo21.org

lunedì 15 marzo 2010

Poi uno si chiede perchè vogliono togliere le intercettazioni...


Riporto qui il post di Non Leggere Questo Blog!, che comprende le conversazioni di Berlusconi con i il commissario dell' Agcom (un autorità "indipendente" per il controllo del mercato delle comunicazioni e che dovrebbe garantire concorrenza e informazione imparziale e completa) Giancarlo Innocenzi lamentandosi del fatto che in TV si parli male di lui (UUUH! Lesa maestà!) e dicendolo lo insulta ricordando di avelo piazzato lì lui...tristezza a palate...

Post:

La Violenza con cui Berlusconi si rivolse al Presidente Ciampi, colpevole di non aver immediatamente sottoscritto l'ennesimo incesto istituzionale, l'ennesima raffigurazione di quel Conflitto di Interessi che appare sempre più nitidamente come Untore iniziale dei nostri mali quotidiani. Era notizia di ieri.

Oggi ancora Violenza, entriamo nelle connessioni dello scandalo Agcom, di quell'autorità indipendente che dovrebbe vigilare sulle comunicazioni e sulla libertà d'informazione, che dovrebbe garantirci tutti, e che preferito invece genuflettersi al Potere. "Illegalità che si fa Stato, abuso che diventa Sistema", sospira qualcuno, "sopraffazione indecente contro pluralismo e libertà di stampa", aggiungono altri. Questi dialoghi sono dedicati a tutti quelli che "le televisioni non spostano voti", a tutti quelli che "e se intercettassimo i Pm?", a quelli che "sono fatti penalmente irrilevanti", a quelli che "Trani non era la Procura competente", a quelli che ci propinano il dito ed oscurano la luna, a quelli che continuano a tollerare questa Violenza, che non saprei come altro definire, se non Violenza Costituzionale.

Silvio Berlusconi non ha visto le puntate di "Parla con me" che hanno avuto per ospiti Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro. Ma gliele raccontano, ed il Santo Papi esplode di rabbia. Come al solito telefona al Commissario Agcom Innocenzi, gli si rivolge come fosse un "suo dipendente", ed in effetti lo è stato pure. Ecco le ricostruzioni delle parole del Premier, realizzate in base ai virgolettati di Repubblica e del Messaggero di oggi.

"Non hai dignità, dimettiti se non sei in grado di svolgere il lavoro per il quale vieni pagato ... non mi stai difendendo abbastanza, come invece dovresti fare ... Ricordati che sono stato io ad averti messo in quel posto! ... Ma insomma, prima Ezio Mauro, poi Scalfari, ma dove siamo? Mi attaccano, parlano male di me dai canali della televisione pubblica. Ma ti pare una cosa possibile? Come si può fare per far intervenire l'Agcom su una vicenda come questa? ... Sei una Barzelletta! Siete immobili difronte alla strategia del Servizio Pubblico, che vuole screditarmi davanti agli occhi degli italiani!".

E durante la puntata di Anno Zero in cui si parlò di Nicola Cosentino, accusato di Concorso Esterno in Associazione Camorristica: "Ma la stai guardando la trasmissione? E' una cosa oscena! Adesso bisogna concertare una vostra azione che sia di stimolo alla Rai per dire: adesso basta, chiudiamo tutto! ... Di Pietro con quella faccia lì non si può guardare in Televisione ... ho già protestato con Calabrò. Bisogna fermare Anno Zero e Santoro".

Innocenzi è ammutolito, sono 13 le chiamate rilevanti tra lui ed il Premier. Il Garante poi si sfoga con un componente del Cda Rai, Alessio Gorla: "Il Capo sta incazzato come una biscia, anzi è idrofobo ... Io non posso fare niente, solo se varasse una legge che cambia l'Autorità ... Da Santoro stanno per esplodere le bombe atomiche. C'è Berlusconi che mi manda a fare in culo ogni 3 ore".