Questo non è un post sulla rielezione di ieri di Napolitano e su quanto sia stata frustrante per me. Questo post è perché non capisco, e sono frustrato di non capire.
Vedo un sacco di amici e altre persone iscritte al PD molto deluse dagli avvenimenti degli ultimi giorni, e dalla dirigenza.
Vedo fioccare gli appelli, vedo invocare a gran voce un rinnovamento, e chiedere un partito di sinistra. Ma quasi sempre accompagnato dal giuramento che mai si lascerà il PD.
È una cosa che non capisco. A parte che se chiedi un cambiamento, ma dici che comunque resterai, non vedo quanto la tua richiesta venga considerata.
Ma soprattutto quello che non capisco è l'esagerato sentimento di appartenenza ad un partito. un po' come per la nazione, sinceramente.
Sono veramente orgoglioso di avere la tessera di un partito che, al congresso fondativo, nel manifesto o nello statuto (non sono riuscito a ritrovare il pezzo, ma mi sembra proprio fosse così) dice apertamente: "se si riesce a fare qualcosa di meglio ci sciogliamo".
Ecco, in politica non capisco questo "patriottismo" e a volte mi sembra l'unico motivo per cui molte persone si ostinano a stare nel PD. Perché erano nel PCI, o è dove sarebbero state, e quindi per appartenenza bisogna per forza stare lì. Al massimo si cambiano le cose dall'interno.
Poi si creano quelle situazioni paradossali in cui i militanti cantano "Contessa" entusiasti alle feste, immaginando di essere ancora nell'altro Partito, e i parlamentari mettono il pareggio di bilancio in costituzione.
A dire il vero è esattamente come mi sento riguardo al mio paese. Io ho certamente sviluppato affetto per l'Italia, e per i luoghi dove ho vissuto e che ho imparato a conoscere come le mie tasche, ma quando sento dire "Non me ne andrò mai" semplicemente per me non è così, perché se penserò di poter stare meglio da un'altra parte, ci andrò. Non perché me ne frego, ma perché non sono COSÌ ancorato a dove sto.
Ritornando a quello che volevo dire, credo che un forte sentimento identitario in politica sia un male. Non per il partito, ovviamente, ma per la politica in sè. Perché trovo che si arrivi al punto in cui il partito è il fine, quando è sempre solo un mezzo.
domenica 21 aprile 2013
Sull'appartenenza e la politica
sabato 14 luglio 2012
Caro PD, devi scegliere
Non faccio parte del PD, e anzi sono in un altro partito.
Ma penso comunque di avere il dovere di dir loro 2 cosine.
Ho sentito che le primarie sono state rimandate di un pochino, che si faranno entro l'anno.
Ecco. Prima di arrivare al giorno in cui si terranno, fatemi il piacere di aver deciso. Di aver deciso su che programma volete puntare e con chi volete stare.
Parlate con gli altri partiti, discutete al vostro interno.
Perché, se sono primarie di coalizione, vuol dire che la coalizione deve già esserci prima che si facciano le primarie, e questo comprende confrontarsi con le differenze che ci sono tra i vari partiti in questione.
Non voglio assistere alla solita maledetta tiritera del: se vince Tizio l'alleanza è questa, se vince Caio è quell'altra. Cosa ne derivo, che c'è gente che ha votato alle primarie perché si rispecchia in un'area che alle elezioni vere non è più in coalizione? Solo io trovo che ci sia qualcosa di enormemente sbagliato in questo??
Quindi il sunto del mio pensiero è: PRIMA programma e coalizione, POI primarie.
lunedì 5 marzo 2012
Ogni benedetta primaria
Questa notte ho dormito poco. Da pirla, dopo essermi guardato un bel film, ho fatto un salto su twitter e ho finito per rimanere attaccato a #primariepalermo fino alle 2, così neanche l'assenza del liveblogging di TP mi ha concesso a Morfeo.
Quello che sto per scrivere lo penso tutte le volte, ma non l'ho ancora mai scritto.
Allora, prima di tutto le primarie sono di COALIZIONE, non del PD, che poi sembra che se vince il candidato appoggiato da qualcun altro è una truffa ai danni dei democratici.
Poi, le primarie non servono per stabilire il peso dei partiti all'interno della coalizione e ad imporre il dominio di Sel, IdV o chi che sia sul partito democratico. Per stabilire il peso dei partiti c'è già la percentuale di voti che prendi durante le elezioni vere.
Le primarie servono per scegliere il candidato migliore tra quelli che si propongono. Punto e basta.
Ma questo non mi pare che l'abbia capito nessuno visto che ogni volta che il candidato indicato dal PD perde le primarie fioccano richieste di dimissioni per Bersani o i dirigenti locali, vedi Milano, Genova, ecc... (pure ieri a spoglio non ancora concluso c'è chi lo chiedeva).
E' verissimo che molte volte il candidato scelto dal maggior partito di opposizione faceva un po' ridere, ma bisogna accogliere la "correzione" attraverso primarie come qualcosa di positivo e non gridare alla disfatta politica.
Quindi, in sintesi bisogna capire la differenza tra sconfitta del pd e sconfitta del candidato appoggiato dal pd.
Poi, passando all'attualità, se sembra che io sia contento del risultato di queste primarie, manco per il cazzo!
Intanto, pure qui, ci sono arie di sospetti sullo svolgimento della votazione, anche se non come a Napoli, grazie al Cielo.
Poi per quanto mi riguarda ha vinto il candidato peggiore tra tutti, quello del "PD più brutto de tutti" (cit. Diego Bianchi, grande video, come al solito), che punta all'alleanza con l'MPA di Lombardo, una cosa che fa ribrezzo solo al pensiero, ma che purtroppo è cosa consolidata in regione.
Ecco, su questa cosa un pensiero lo voglio esprimere. Le primarie vanno benissimo, ma essendo di coalizione, se permetti la coalizione la devi decidere prima, in modo che la votazione si svolga tra gli elettori dei partiti che la compongono. Non che se esce il tal candidato si aggiunge il tal partito e si toglie quell'altro, altrimenti è solo un grandissimo bordello!
N.B. Non sono nè un iscritto nè un simpatizzante del Partito Democratico.
lunedì 20 dicembre 2010
moderati:PDL=riformisti:PD
Aggettivi che non vogliono dire un cazzo usati come orientamento politico...
lunedì 20 settembre 2010
DEVO dirlo
RIFORMISMO non vuol dire un cazzo.
Non puoi definire un partito come riformista, è come se io ti chiedo che sapore ha dell'acqua e tu mi rispondi che è potabile.
Distinguere tra riformisti e rivoluzionari andava bene all'inizio del 900... e questo sarebbe il nuovo?
Sono tutti riformisti, se escludiamo il PMLI, i neofascisti o gli altri 4 gatti.
Tutti vogliono andare avanti per RIFORME, ma ci sono riforme e riforme. Riforme di sinistra così come riforme di destra.
Se con "sinistra riformista" si vuole intendere sinistra-ma-solo-un-po'-perchè-sennò-siamo-vecchi-e-perdiamo-i-democristiani-che-poi-essere-di-sinistra-è-vecchio allora definiscano il proprio orientamento così, oppure se è troppo lungo si inventino un altro termine (ricordo che neanche definirsi "democratici" ha senso).
"Sinistra Light" magari.
Scusatemi per lo sfogo, ma quando la gente usa parole a caso mi girano le balle (è per questo che odio la filosofia). E' da molto che lo volevo dire, non c'è un motivo particolare, anche se forse il ritorno alla carica di Veltroni mi ha fatto rimembrare quando questo termine era la parola d'ordine ancora più di adesso.
P.S. Elenco di orientamenti politici: comunista, socialista, socialdemocratico, nazionalista, liberal, conservatore... (secondo me il termine che stanno cercando è proprio liberal, d'altronde hanno scelto il nome del partito liberal per eccellenza...)